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Pazienti con disturbi del comportamento alimentare e alterazioni orali (tratto da “Dental Tribune”)

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I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile.

I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa; altri disturbi sono il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (o Binge Eating Disorder; BED), caratterizzato dalla presenza di crisi bulimiche senza il ricorso a comportamenti di compenso e/o di eliminazione per il controllo del peso e i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (NAS), categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Le principali lesioni a carico del cavo orale, indagate individualmente nell’indagine clinica sono le seguenti: l’erosione dentale, la carie dentale, le recessioni gengivali, un peggioramento dello stato di salute parodontale, alterazioni occlusali, gonfiore delle ghiandole salivari, bruxismo, arrossamento delle mucose del cavo orale e dell’orofaringe, alterazione del Ph salivare e xerostomia (Grafico 1).

Grafico 1

La composizione biochimica della saliva
Gli studi più recenti si sono focalizzati su come la composizione salivare nei soggetti con DCA cambia rispetto ad un gruppo controllo. L’analisi della composizione biochimica della saliva potrebbe essere utile per la valutazione di biomarkers salivari in grado di individuare la patologia in esame.

Alcuni studi valutano la modifica nella composizione salivare nei pazienti con bulimia nervosa. Lo studio di tipo caso-controllo analizza i parametri salivari e le attività enzimatiche di 14 pazienti bulimici e 14 soggetti sani. I risultati affermano come le attività enzimatiche della saliva siano diverse tra i due gruppi presi in esame. Le attività delle proteasi e collagenasi nella saliva stimolata sono significativamente più alte nei pazienti bulimici con erosione dentale rispetto ai controlli. Le attività enzimatiche e gli enzimi proteolitici possono essere utilizzati come biomarkers della saliva per diagnosticare tempestivamente questa patologia in correlazione con la dissoluzione dello smalto dentale, infatti l’attività degli enzimi proteolitici sono rilevanti per l’inizio e la progressione dell’erosione dentale subito dopo il vomito.

Gli enzimi analizzati nello studio:

  • Proteasi;
  • Collagenasi;
  • Pepsina;
  • Lisozima;
  • Amilasi;
  • Perossidasi.

L’articolo “Eating disorders and biochemical composition of saliva” analizza la composizione biochimica della saliva di 54 pazienti ed è stato dimostrato che ci sono delle differenze statisticamente significative per quanto concerne la composizione biochimica salivare. Nei soggetti con DCA, è stato trovato un alto tasso di albumina, fosfato inorganico, aspartato aminotransferasi (ASAT), cloruro e magnesio. L’aspartato aminostransferasi è risultato essere un buon predittore di sviluppo di DCA e quindi può essere utilizzato come biomarker per l’analisi biochimica.

 Cos’è ASAT?
L’aspartato aminotransferasi fa parte della classe di enzimi transaminasi, che effettuano la trasformazione degli amminoacidi in molecole in grado di fornire energia alla cellula.

Le ghiandole salivari
La saliva nei pazienti con DCA è più acida ha una capacità tampone ridotta esponendo ai rischi di erosione e carie dentale. La ragione della diminuzione della capacità tampone della saliva è spiegata dalla disfunzione della ghiandola parotide e dall’uso di antidepressivi. Nello studio “Salivary changes and dental erosion in bulimic patients” emerge che il 25% dei pazienti affetti da bulimia nervosa presenta un allargamento delle ghiandole salivari in particolare nella regione della parotide. Anche lo studio “Oral changes in patients with eating disorders” afferma che su 17 pazienti affetti da DCA, 12 soffrono di allargamento bilaterale della parotide con il 60% di soggetti con sensazione di secchezza della bocca.

I disturbi all’articolazione temporo-mandibolare
Un articolo recente dimostra che vi è un’associazione statisticamente significativa tra i disturbi del comportamento alimentare e i disordini legati all’ATM. Lo studio ha esaminato 54 pazienti affetti da DCA e un gruppo controllo composto da 54 soggetti sani. I pazienti con DCA hanno un rischio elevato di soffrire di TMD (Temporomandibular disorder) che diventa altissimo se associato a vomito autoindotto e alimentazione incontrollata. Nel 20,3% dei soggetti con DCA presentano limitazione in apertura e il 50% soffre di sensibilità muscolare alla palpazione dei muscoli massetere e temporale.

Ipogeusia e iposmia
Pazienti con DCA hanno un profilo del gusto e dell’olfatto modificato con un’aberrazione di questi due sensi. Sono state prese in esame 37 pazienti donne con età media di 26 anni, il 52% delle pazienti risultano avere iposmia, cioè una diminuita capacità di percepire gli odori. Il gruppo di pazienti con DCA, comparato con il gruppo controllo, dimostra avere una funzione gustatoria e olfattoria diminuita e una riduzione della percezione del gusto amaro e aspro. Si è scoperto quindi che la funzionalità olfattiva e gustatoria è alterata nei pazienti con DCA con una disfunzione che incide sulla percezione degli stimoli olfattivi e gustativi.

Il numero delle papille fungiformi diminuisce di numero nei pazienti che soffrono di DCA, in particolare i soggetti che presentano anoressia nervosa, rispetto ad un gruppo di controllo. Essendo l’unico studio nel suo genere sono state avanzate solo alcune supposizioni sul perché ciò avviene: la riduzione della consumazione del cibo è accompagnata alla deficienza di zinco. Uno studio sui ratti ha evidenziato che la deficienza di zinco apporta una modifica delle papille fungiformi con acantosi e moderata paracheratosi fino alla soppressione della proliferazione delle papille stesse.

Negli ultimi anni l’incidenza dei disturbi alimentari è notevolmente aumentata.

Una diagnosi precoce permette di poter applicare subito i protocolli di prevenzione primaria e secondaria a livello del cavo orale. Non sono solo i denti a risentire della dieta restrittiva e del vomito autoindotto ma ci sono effetti gravi anche a livello delle ghiandole salivari con la modificazione della composizione salivare e dell’attività enzimatica, i disturbi all’articolazione temporo- mandibolare, lesioni a livello della mucosa orale come ulcere cheiliti e infezioni fungine come la candida, disfagia, ipogeusia e iposmia. Il cavo orale è uno dei primi distretti anatomici ad essere coinvolto da questa complessa patologia psichiatrica.