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Carcinoma della mammella e salute orale: le evidenze in letteratura (tratto da “Dental Tribune”)

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Il ruolo dell’odontoiatra moderno non si può configurare come quello di un mero guaritore di dentina e richiede l’acquisizione di nuove consapevolezze e conoscenze per impostare terapie e trattamenti individualizzati, sulla base delle condizioni cliniche di ogni paziente.

Scopo di questo lavoro è indagare come il carcinoma della mammella e le sue terapie possano condizionare il microbioma e, in generale, lo stato di salute del cavo orale. È ormai evidente in letteratura la correlazione tra patologie sistemiche e salute orale: le interazioni che esistono tra il cavo orale e il resto dell’organismo sono molteplici e di estrema complessità. Il carcinoma della mammella è la forma di cancro più diagnosticata tra le donne negli Stati Uniti e la seconda causa di morte, dopo il carcinoma polmonare1. Nessun odontoiatra può pertanto permettersi di trascurare le conseguenze di questa patologia sul cavo orale.

Parodontite e carcinoma della mammella
L’interazione tra parodontite e carcinoma della mammella è stato ampiamente descritto in letteratura da diversi autori. I risultati di svariati studi, incluse metanalisi, suggeriscono due interessanti conclusioni: da un lato si osserva che i pazienti parodontali hanno una maggior probabilità di sviluppare il carcinoma alla mammella, dall’altro, notiamo che pazienti oncologici sottoposti a trattamento corrono un maggior rischio di sviluppare parodontite.

Una possibile spiegazione potrebbe essere quella di un’aumentata produzione di specie reattive dell’ossigeno, causate dallo stato infiammatorio cronico della malattia parodontale; quest’ultime potrebbero favorire proliferazione e displasia cellulare, schiudendo le porte alla malattia neoplastica2. D’altro canto, l’abbassamento delle difese immunitarie, dovuto al neoplasma, può essere un fattore promuovente la malattia parodontale.

Terapia del carcinoma della mammella e patologie orali
Le complicanze post-trattamento che possono influenzare il cavo orale sono diverse e rilevanti. Chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale sono fortemente implicate nello sviluppo di numerose lesioni orali. Episodi di mucosite occorrono nel 40% dei pazienti sotto trattamento chemioterapico tradizionale3. Meccanismi di tossicità diretta e immunosopressione sono correlati alla mucosite post-trattamento.

Le ghiandole salivari sono sensibilmente suscettibili alla terapia radiante, come affermato da Epstein et al4. La riduzione del flusso salivare aumenta il rischio di carie a causa della ridotta capacità di tamponare gli acidi prodotti dalle specie acido-cariogene. La disgeusia è un’altra complicanza post-chemioterapica, sperimentata dal 43,8% dei pazienti in trattamento inclusi nel campione di Ishikawa5.

La densità ossea può subire variazioni a seguito di trattamenti ormonali antiblastici. La conoscenza di questa complicanza è di sicuro interesse per l’implantologia e la chirurgia orale. Il complesso profilo microbiologico orale viene decisamente influenzato dalla chemioterapia. Napenas et al6 osservano importanti modificazioni post-trattamento, tra cui la comparsa di 41 nuove specie, non presenti prima della terapia.

L’importanza dell’odontoiatra nel proporre a pazienti con carcinoma alla mammella terapie individualizzate e piani di prevenzione specifici è evidente. L’uso di sostituti salivari, la programmazione di sedute di controllo e igiene orale ravvicinate così come un monitoraggio di possibili episodi osteoporotici sono da considerarsi di grande rilevanza nell’ambito di pazienti affetti da carcinoma alla mammella.